
Liberamente tratto da Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
REGIA: Pietro Germi.
SCENEGGIATURA: Pietro Germi, Alfredo Giannetti, Ennio De Concini.
INTERPRETI: Pietro Germi [Ingravallo], Eleonora Rossi Drago, Claudio Gora, Franco Fabrizi, Claudia Cardinale, Nino Castelnuovo, Saro Urzì, Cristina Gaioni, Ildebrando Santafè, Peppino De Martino, Nanda De Santis.
ANNO: 1959
DURATA: 120 minuti
In formato dvd: Medusa Home Entertainment, 2004
Per il film, Pietro Germi scrisse il testo della canzone Sinnò me moro, su musiche di Carlo Rustichelli. Sinnò me moro è cantata dalla figlia di Rustichelli, Alida Chelli.
Nel 1960 il film vinse due Nastri d'Argento (il più antico e prestigioso riconoscimento per il cinema italiano): "Migliore Sceneggiatura" e "Miglior Attore Non Protagonista" (Claudio Gora).
GADDA E IL "MALEDETTO IMBROGLIO"
«Del mio libro si sta facendo un film (Germi regista), che però ha scarsamente a che vedere con l'intreccio del romanzo. I mutamenti sono stati necessarî, e bisogna riconoscere che sono stati utili. Comunque non ne ho né colpa né merito. Non ho partecipato alla sceneggiatura scritta, e tanto meno (neppure fisicamente potrei affrontare la dura fatica) alle riprese.»
(Lettera a Lucia Rodocanachi del 3 giugno 1959, in Lettere a una gentile signora, Adelphi, 1983, p. 215)
RECENSIONI
Il Mereghetti. Dizionario dei film (Baldini Castoldi Dalai editore)
[...] Di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda, sceneggiato dal regista con Alfredo Giannetti ed Ennio De Concini, è rimasto solo lo scheletro; l’azione poi è spostata dall’epoca fascista agli anni Cinquanta, e il film dà un nome all’assassino. A Gadda però, il film piacque lo stesso, probabilmente perché l’intreccio narrativo e stilistico tra humour e tragedia criminale, satira di costume e mistero poliziesco riescono a riproporre quella “tragicità del narratore” che per i critici domina e innerva il testo del romanzo. Germi, che si vantava di aver diretto "il primo poliziesco italiano", puntò tutto suIl’osservazione minuta di una realtà che il suo personaggio guarda quasi con nausea, senza nessuna retorica e nessun moralismo. Uno dei film più sottovalutati, tutto sommato, di un autore sottovalutato. [...]
Il Morandini. Dizionario dei film (Zanichelli)
[...] Il furto avvenuto in un ricco appartamento e il cadavere trovato in un altro appartamento hanno qualcosa in comune? Ingravallo, commissario della Squadra Mobile di Roma, indaga. Liberamente tratto dal romanzo (1947-57) di Carlo Emilio Gadda Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, fu, quando apparve, il miglior giallo in assoluto del cinema italiano. Preannuncia sia l'imminente commedia all'italiana degli anni '60 sia le lenti deformanti e impietose con cui P. Germi racconta la borghesia italiana in Sedotta e abbandonata (1963) e Signori e signore (1965). “La gestione dei due registri (quello comico, quello poliziesco-drammatico) è saldamente nelle mani della sua interpretazione e del modo cui il Germi regista... riesce a tenerli separati senza che si confondano o neghino l'un l'altro” (Mario Sesti). [...]
Gian Luigi Rondi ("Il Tempo", 11 Dicembre 1959)
Il romanzo di Gadda, Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, non era certo un “giallo”: c’era sì un omicidio [...] ma un simile spunto serviva a Gadda soprattutto per disegnarci una pittoresca galleria di personaggi tipici della Roma agli albori del fascismo [...]. L’intrigo poliziesco e la scoperta del colpevole, anzi, erano così poco importanti nel romanzo che alla fine una vera e propria risposta al “pasticciaccio” non veniva data chiaramente e la si lasciava, semmai, all’intuizione del lettore che proprio tenesse ad averne una.
Non così nel film di oggi che Pietro Germi ha liberamente tratto dal testo di Gadda: c’è lo stesso delitto di cui ci parla il romanzo [...], ci sono, più o meno, gli stessi fondamentali personaggi (anche se con psicologie non di rado mutate e spostate alla mentalità odierna, anziché a quella di trent’anni fa), ma quello che conta, qui, non è particolarmente la scoperta di un ambiente o di una serie di caratteri quanto piuttosto – secondo gli schemi classici del “giallo” – l’affannosa ricerca del colpevole che il regista, con innegabile abilità, fa in modo di rendere il più possibile difficile lasciando via via cadere i maggiori indizi su un nutrito gruppo di differenti personaggi.
Possiamo rimpiangere che si sia rinunciato a certe intenzioni dell’autore letterario, ma dobbiamo onestamente ammettere che sul piano del “giallo” (sia pure di un “giallo all’italiana”) non si poteva fare di meglio: l’azione, infatti è costruita con cura, il groviglio di personaggi secondari che gravano attorno al delitto è dipanato con sapienza e sempre in funzione di gettare la polvere negli occhi allo spettatore, certi evidenti riferimenti a un “caso” piuttosto clamoroso, non ancora passato in giudicato, intervengono con garbo a rendere anche più vivo e interessante l’intreccio e, alla fine, il colpo di scena conclusivo è preparato con meticolosa precisione e, quando esplode, si fa ammirare non soltanto per la sua vivacità narrativa, ma anche per lo stile asciutto, scabro eppure quasi appassionato con cui Germi ha voluto drammaticamente risolverlo.
Si aggiunga che, pur rinunciando ad approfondire il mondo di Gadda, la regia [...] ha spesso guardato con occhio attento a cornici e caratteri, tracciandoci non di rado un quadro della Roma moderna, di certa malavita e di certi ambienti della polizia [...]. Un film, perciò, degno di molta attenzione cui, qua e là, si potrebbe rimproverare soltanto una certa superficialità di situazioni e, in alcuni momenti, un eccesso di “costruzione” nel meccanismo poliziesco. Da lodare senza riserve l’interpretazione [...].
Valerio Guslandi ("Panorama", 2 dicembre 2004)
Un tentato furto e un omicidio nello stesso caseggiato, un commissario umano e ruvido ai tempo stesso. Nel 1959 Pietro Germi adattava per il cinema il romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda, aggiungendovi un finale laddove il libro restava invece in sospeso. Era il primo vero poliziesco italiano, si disse. In realtà era anche l’avvio della più felice stagione di Germi, regista e osservatore del costume italiano, che doveva produrre tre anni dopo il capolavoro Divorzio all’italiana.
Oggi ottimamente restaurato per l’edizione dvd (Medusa) e restituito a un nitidissimo bianco e nero, Un maledetto imbroglio è sostenuto da un montaggio modernissimo e da un cast impeccabile sino all’ultimo comprimario. Imperdibile anche per il documentato e approfondito speciale L’uomo dal sigaro in bocca, curato da Mario Sesti negli extra.