Racconto italiano di ignoto del Novecento

TRAMA

Dalla Prefazione di Dante Isella, pp. XXII-XXV

 

La prima «sinfonia» (la sola delle tre che Gadda riesce alla fine a concludere in primo getto) risulta [...] da quattro blocchi narrativi.

[Cortepiana. Primi decenni del Novecento.] La storia prende le mosse da lontano, introdotta da un ouverture in stile alto [...] che svolge il tema del calare della sera e del ritorno dal lavoro. [...] Se ne svolge l'aspro doloroso incontro d'amore di due giovani operai: il «velocipedastro» Carletto, socialista, ossesso dall'ingiustizia del mondo e dalla gelosia, e Nerina, figlia di socialisti lei pure, di condizione più borghese, appassionata lettrice di romanzi rosa [...].

Carletto vive solo, a pensione presso il Circolo dell'Emancipazione dove dorme in un angusto sottoscala. Carattere ombroso, impulsivo, sospetta che Nerina non disdegni le attenzioni di altri, anche fascisti, tra cui il figlio del padrone dell'officina meccanica dove lavora; si licenzia e va a cercarsi un altro posto in un cantiere per la costruzione di una centrale elettrica [...]. Ha un biglietto di presentazione per l'ingegnere Vendôme, che risulterà poi il fratello di Maria, e lo va a cercare al castello di Vallenera, un'antica costruzione (monumento nazionale) che i Vendôme hanno acquistato da poco. Il nuovo proprietario ne sta discorrendo con un giovane ospite sullo spiazzo del castello ormai restaurato: racconta una storia di altri tempi, dei conti Boamo che ne erano gli antichi feudatari e dei fatti accaduti all'epoca dei francesi di Bonaparte.

Esauriti i primi due segmenti narrativi, Carletto, nel terzo, lascia il passo a un altro giovane  suo coetaneo, l'Angiolino delle Case nuove, fascista, che è descritto in compagnia di un «omaccio», certo Bertotti: la singolare coppia scende per una strada dissestata [...] e il loro dialogo [...] ci introduce in altri avenimenti di Cortepiana: pestaggi, appena suggeriti di passaggio, tra squadre di neri e sovversivi [...], ma soprattutto vita e miracoli dell'ing. Morone: è vero che ha venduto tutto, il castello di Vallenera, i boschi, i prati? Ne viene fuori un ritratto completo a tutta figura. Figlio già in là negli anni di una Signora dai costumi severi che lo vorrebbe ammogliato, sembra che la madre sia riuscita a combinarne il matrimonio con la figlia del marchese Arconati, un suo innamorato di gioventù. Ma una sera dell'inverno una misteriosa e vistosa visitatrice [...] viene a suonare insistentemente alla villa. È una furia: investe la Signora, le rivela l'esistenza di un figlio nato dalla sua relazione col Morone, minaccia scandali. Ma qui l'autore toglie la parola all'Angiolino per essere lui stesso a [fornire] altri ragguagli: sullo stesso ing. Morone, di cui [...] ci attesta le  apprezzate capacità professionali e la passione per la pittura; sulla marchesina Arconati, con excursus su certe sue confidenze matrimoniali; e infine, più diffusamente e in modi meno elencatori, su un nuovo personaggio, Cesare Manni, un viaggiatore di commercio [...]. Viaggiatore per lavoro, perché il campo di affari gli si è andato allargando, ma anche per sfuggire il più possibile alle spaventose scenate con cui è accolto ad ogni ritorno dalla sua amante, Emma Renzi (la donna [furiosa] del racconto di Angiolino). Il Manni, oltre le continue spese per mantenere il figlio che lei gli attribuisce [...], si è logorato il sistema nervoso. [...]

Il Racconto ora si serve di lui come filo conduttore del quarto e ultimo tratto, seguendolo, il pomeriggio di un afoso giugno milanese, in una piscina di piazza Castello dove il caso lo fa incontrare con l'ing. Morone (i due già si conoscono). Il Manni lo prega di volersi assumere i lavori di ristrutturazione della villa di Cortepiana dove vive sua madre e il Morone accetta; deve già mandare lassù a terminare i restauri nel castello di Vallenera, ne incaricherà un suo giovane aiutante di molto valore (che è poi Grifonetto [Lampugnani]); e discorrendo fornisce al lettore un supplemento di informazioni sul castello di Vallenera [lo aveva acquistato dallo squattrinato Giovanni Boamo e poi rivenduto ai Vendôme].

[...] Notizie che servono a far entrare i primi accenni al protagonista [Grifonetto] e ai comprimari, dopo di che da Milano si ritorna alle montagne, alle provocazioni tra i frequentatori del caffè Bosisio e del Circolo dell'Emancipazione, con le spedizioni punitive e i fatti di sangue, come l'episodio della rissa che si accende improvvisa tra una squadra di minatori, fermi con i loro pesanti fagotti al bordo della strada, e alcuni capi fascisti che accidentalmente li investono con la loro automobile; Carletto che si trova casualmente a passare di lì con la sua bicicletta ne è facilmente coinvolto. E qui la sinfonia si chiude [...].

Della seconda, ormai, le tracce sono malsicure. Gadda [...] vi avrebbe condotto all'altare le coppie Morone-Arconati, Manni-Renzi; avviata la vicenda principale di Grifonetto e l'altra, che le si intreccia, del Boamo; ma avrebbe pure dato largo spazio a una storia di alpini, con l'idillio del tenente Tolla e di Teresa, l'anarchico Molteni, la caserma che guarda dall'alto sulla cicoria del suo orto e lo scherzo-vendetta della damigiana colma di escrementi di mulo lanciata di notte sulla sua cisterna. Un nucleo narrativo, passato in parte nella Novella seconda e nelle Manovre di artiglieria da campagna della Madonna dei Filosofi, e in parte recuperato nel racconto Dopo il silenzio delle Novelle dal Ducato in fiamme.