NOVELLE DAL DUCATO IN FIAMME

Firenze, Vallecchi, 1953 ("Letteratura contemporanea"), 320 pagine, 19 cm.


INDICE   |   INCIPIT   |   TRAMA   |   PERSONAGGI   |   TRADUZIONI


Raccolta di racconti pubblicati su rivista tra il 1931 e il 1951. I racconti delle Novelle dal Ducato in fiamme sono stati ripubblicati con altri inediti negli Accoppiamenti giudiziosi.


Tra i racconti delle Novelle dal Ducato in fiamme, sono stati tratti adattamenti teatrali di San Giorgio in casa Brocchi e L'incendio di via Keplero.


Gadda e il Premio Viareggio

La raccolta vinse il Premio Viareggio nel 1953 (il racconto Prima divisione nella notte, il Premio Taranto nel 1950).
«Il Premio Viareggio [...] viene conferito da una giuria di più che venti intenditori di lettere. [...] I loro nomi sono così meritatamente noti che il citarli, sia pure a titolo di gratitudine, costituirebbe infantile pleonasmo. Premiato da giudici "competenti" e, a quanto mi si dice, convinti, è ovvio che nel mio cuore si sia allogata una sincera soddisfazione: sincera verso me stesso, oltretutto. Questa soddisfazione non mi toglie di riconoscere i miei limiti, e non mi impedirà di osservare ulteriormente la dura disciplina del mio lavoro, cioè di specchiarmi costantemente in una vivace autocritica e di osservare costantemente le infinite regole che lo accompagnano e lo regolano, come tafani pungolanti.» (Da Risposte per il premio Viareggio 1953, in «Per favore, mi lasci nell'ombra»)
«La generosità e cordialità dei giudici [del Premio Viareggio] mi hanno reso lieve l'alloro. [...] I fotografi [...] purtroppo se la sono presa anche con me: arrivavano a ondate, coronati di lampi come un battaglione all'assalto. Mi hanno sparato 800 lampi al magnesio. I rotocalchi hanno divulgato la mia faccia. Voi protestate perché non sono fotogenico. Un premiato, sappiatelo, è come un neonato nelle mani di una balia: tutto quello che lei gli vuol fare, o far fare, glielo fa, o glielo fa fare. Lui non può dire di no, non può svignarsela. Hanno voluto che parlassi, e ho parlato: hanno voluto che sorridessi e ho sorriso.» (Da Oh, fossi nato a Pantelleria!, in «Per favore, mi lasci nell'ombra»)


Nota autobiografica
I natali di CARLO EMILIO GADDA si perdono nella notte dei tempi: le schede anagrafiche dicono Milano 14 novembre 1893 ore 6, via Alessandro Manzoni numero 3, terzo piano. La critica si è ripetutamente compiaciuta di ascriverlo a' ' giovani', ma da un par d'anni a questa parte ha preso a sorvolare sulla questione. Battezzato a San Fedele, fu cresimato a San Simpliciano. Scuole elementari comunali. Ginnasio e liceo di stato: il 'Parini'. Politecnico di Milano, felicemente rotto in due dalla guerra, quella di Trento e di Trieste. Un anno e due mesi di prigionia: a Rastat: e a Celle nello Hannover. Scuola di elettrotecnica 'Carlo Erba'. Corso di filosofia alla Università di Milano, negli anni dal  1924 al 1928. Incarichi ingegnereschi vari, talora gravi o gravissimi. Lavorò in Lombardia, in Argentina, a Roma, in Francia, in Germania: e di nuovo a Roma. Veduto arrivare, dopo la guerra etiopica, il cataclisma della bella alliance e della seconda guerra mondiale, non partecipò in alcun modo ai trasporti affettivi comportati dalle medesime. Visse a Firenze dal 1940 al 1950. Resistette: avanzando dalla propria personale privata esistenza poco fiato, alquanta fame, zero quattrini, e tormentose lombaggini. Vive attualmente a Roma in camera d'affitto.
(Recto della «Scheda bibliografica» - un foglietto - che accompagnava la pubblicazione)