Novella seconda

TRAMA

Novella seconda

Dejanira (Denira, «com'ella da sé si nominava») Classis, persa la madre a pochi mesi dalla nascita, cresce con il padre, medico condotto e consigliere comunale liberale dedito all'alcol. Alla morte del padre, in seguito a complicate questioni ereditarie e per i bombardamenti (siamo negli anni del primo conflitto mondiale), Denira, diciasettenne, è costretta a lasciare la sua casa e trasferirsi a Milano, dove trova alloggio e impiego presso la Pensione Igea. A Milano si innamora del tenente Dolti, da cui ha un figlio: Doro. Ma la sua relazione con Dolti, «dopo un anno di amore folle e incontenibile», ha un epilogo tragico con la morte del tenente in un tumulto. Così, colpita da tale ultima sciagura, ormai dedita all'alcol come già suo padre, Denira sposa il ricco commerciante di chincaglierie Aristide Manni, più per insistenza di questi che per amore.

Denira guarda quindi «alla vita come a una cosa esterna alla nostra elezione, che bisogna subire» e sente questo distacco anche per il figlio Doro, ora cresciuto, giovinetto «così splendido, così elegante e sottile», ma triste e a sua volta distante dalla madre.


Notte di luna
Il giovane Carletto - convinto sostenitore del socialismo contro «i signori, i militari, i preti» nell'Italia del primo dopoguerra - partecipa all'aggressione dei passeggeri di un automobile, colpevoli di avere quasi investito un gruppo di operai.

Spinto dalle sue convinzioni politiche, Carletto partecipa però all'aggressione anche perché riconosce tra i passeggeri Arrigo Dàvila, suo rivale in amore.

La casa
Descrizione fantasiosa e ironica, da parte dell'autore, della propria casa ideale.

Entrato in possesso di ingenti somme, adottato un sistema per tener lontani i postulanti che tale fortuna produce, acquistato del terreno sui colli di Roma (con conseguente vertenza legale della confinante marchesa allarmata di non poter più avere la vista sulla città), completato l'edificio secondo princìpi di stabilità e comodità (di contro al progetto dell'architetto «razionalista» Basletta), Gadda potrà finalmente condurre la propria sfarzosa esistenza con il titolo di Altissima Serenità Principe dell'Analisi e Duca della Buona Cognizione, incurante del disprezzo di parenti e conoscenti.