Le meraviglie d'Italia. Gli anni

INCIPIT

Una tigre nel parco
Gli psichiatri contemporanei,  come taluno deplora nelle stampe, riconducono a una sorgente infantile i maggiori fatti del nostro spirito: i più ricchi di contenuto dinamico: e cioè i desiderî, le speranze, i dolori, e la possibilità stessa del loro meccanismo: e le tendenze ad un arte, e gli automatismi incoercibili denominati «istinti»; gli affanni, le gelosie, le manie, le simpatie ed antipatie e tutti i tic variopinti di cui Nostra Magnificenza si addobba: tutti gli impulsi, insomma, accettabili o riprovevoli, cioè sociali o dissociali, che compongono la nostra figura di adulti.

Dalle specchiere dei laghi
Il calesse fu preso da velocità dopo due spari della frusta, rapìto via dal nervoso manovellare de' ginocchi, degli stinchi, in una precipitazione di zoccoli ferrati.

Da Buenos Aires a Resistencia
Un ricordo, nei caffè di duecento tavoli, l'agitata combriccola dell'orchestra: i dodici epilettici titolari, sei negri, sei pallidi: la selvaggia, sincopata nenia del tango, acre, disperato, autentico: e il tintinnio d'un cucchiaino caduto.

Un cantiere nelle solitudini
La fabbrica era un vasto recinto, quadrato: e vi sorgevano i primi edifici di mattone tuttavia muniti delle impalcature: intorno ad essi l'ingombro dei materiali, delle casse, delle macchine ancora imballate, deposte così sul terreno, coperte appena da un telo: e per tutto carri, cavalli, pozze fangose, manovali indigeni e meccanici nostri color bleu, che animavano in un andirivieni gli spiazzi scavalcando travi e assi, aggirando sacchi di cemento, o i crateri delle malte: qualcuno orinava pensoso in un angolo; dietro una catasta di legname sporgeva il capo del meditabondo.

Il pozzo numero quattordici
Erano circa le dieci nello scialbo grigiore dell'inverno, dopo una seconda notte di treno, dopo fuggenti abetaie.

Genti e terre d'Abruzzo
Salivamo, lungo la muraglia, dall'area de' Marsi, lasciato nella luce del meriggio il Fucino: che si distese ampio allo sguardo nella sua tremolante fumèa non appena l'autocorriera ebbe superato Celano.

Verso Teramo
Al passo delle Capannelle ha principio o fine, secondo chi vada, una lunga bocca montana, sui milletrè circa: donde, andando ad oriente com'io facevo, saluti rivolgendoti i colli, le acque, i campi signoreggiati dall'Aquila: che porta, negli occhi, la spera fulgidissima del sole.

Le tre rose di Collemaggio
Lasciatemi sostare nel mio sogno e nella mia devozione, se pure urgano il tempo e le cose.

Un romanzo giallo nella geologia
Alti monti, con disegno e nomi d'una gravità chiara ed antica, circonvennero me transpadano dagli orecchi pieni di pizzi, corni e bocchette.

Il viaggio delle acque
Erano scaturite delle radici delle Alpi e ne serbavano il colore: grigio, o forse azzurro.

Spume sotto i piano d'Invrea
Dove le ultime pattuglie dei pini si diradano contro il vento, l'erica e il ginepro fanno capo alla luce.

Terra lombarda
Ricordo che gli uomini camminavano. Prima della bicicletta e motocicletta, e dell'auto dove ci allunghiamo con piacere, se pure con una certa difficoltà: prima dell'aereo, da cui sono state prese queste immagini della campagna e dei tetti di Lombardia.

Ronda al Castello
Ciclisti d'ogni qualità e costume fendevano incurvi la greve consistenza dell'aria, (che i mortali respirano deliziati): esibendo quadrettati calzoni e calzettoni, strane maglie, talvolta ricamate d'un nome, di cui Walter, talvolta, s'ingelosiva.

Nella notte
Molte volte, nel durar la fatica della dipendenza, (e quando anche il padrone mi pagasse), nel frequentare con persone di conto e di saputa parola, grinta e modi, o nel patir l'uggia degli insegnanti non chiesti, molte volte, quante volte! mi sono detto: «Avere una ramazza in ispalla! come questi qua: e andarmene, andarmene, trascinando le mie scarpe, nel buio!...».

Frammento. Sostando nella necropoli comunale
Come puntuali stelle nel cielo della notte, le imagini di chi ci accompagnava, e un giorno sorrise, vivono altissime nel nostro lontano scrutare: e il tempo si manifesta per un inganno, o come un provvisorio espediente scogitato a commemorare la tenebra, a ordinare in cronologie pseudo-logiche le registrazioni dell'inane.

Del Duomo di Como
Erano le quattro pomeridiane.
Sfuggita all'apparecchio di un operaio saldatore, la favilla s'insinuò nella buia intercapedine fra il rivestimento in rame e l'estradosso della cupola.

Pianta di Milano. Decoro dei palazzi
L'Uggia disse un giorno al Cattivo Gusto:  «Fabbrichiamo una città dove poter imperare senza contrasti: tu sarai re, ed io la regina».

Libello
Anche se il fatto artistico è il portato d'una felice grazia del vivere, d'una vividezza e pienezza dell'anima, meglio che non lo squallido elaborato venuto fuori dal malloppo delle regole, delle disquisizioni accademiche, dei suggerimenti autorevoli; e per quanto l'Odissea preceda la grammatica e la Vita Nuova vada avanti ad ogni stilistica: non mi sento tuttavia così alieno dal credere in una validità, in una bontà dei precetti, di quelli almeno che il buon senso ne serve in tavola, da ripudiare a priori ogni disciplina, ogni studio, ogni meditato dispositivo del criterio, ogni conforto dell'esperienza.

La nostra casa si trasforma: e l'inquilino la deve subire
La casa degli umani si trasforma. La nostra casa, oggi, non è più quella di trent'anni fa. Le ragioni? Ragioni tecniche, ragioni economiche: escluderei affatto le ragioni morali.

Una mattinata ai macelli
I segni si rincorrono lungo la pista dello Zodiaco: già lo Scorpione abbranca il piatto della fuggitiva Bilancia.

Alla Borsa di Milano
Ordinai «palazzo degli affari» a un conducente di tassì: il disco rosso di tre semafori, che brutto colore, diobono, ci bloccò tre volte ai più casalinghi santi, e sante, dell'umbilico metropolitano: ma arrivai in tempo lo steso ad attingere per la manica il mio agente di cambio, cavalier Aristide Bilancioni, proprio mentre iniziava l'attacco, scarpette nere lucidissime, della gradinata del Palazzo degli Affari.

L'uomo e la macchina
A ogni minuto che passa, le Moltitudini dai mille sensi e dai mille appetiti gridano lungo i meridiani della Terra: «vogliamo il Prodotto!».

Alla Fiera di Milano
Si può anche entrare dal palazzo dello Sport. La luminosa cupola ellittica fa da cielo a una primavera di fiori veri e di panorami di cartone, a un'Italia con montagne e riviere fotomontate.

Carabattole a Porta Ludovica
Liberarsi da un vecchio arnese malato, da un aggeggio polveroso del bazar di nostra vita! uno sforzo psicologico che è peggio d'una malattia.

Mercato di frutta e verdura
Gli idrati ed i grassi, i sali e gli acidi e le inimitabili vitamine (A, B, C, D, E) che il popolo fronzuto di Pomona e di Vertumno ha elaborato nei campi, nei disegnati orti, (patrie saluberrime del suo rigoglio), sono voracemente domandati, pagati a contanti dal locomobile popolo di sangue rosso: il qual fonda ogni miglior salute nei sèdani: come pure negli spinaci , ne' carciofi, nelle mele, nelle patate, nelle zucche e zucchette, nelle noci, nei fichi, nei cacchi, nei finocchi: e nei funghi non velenosi, nelle dolcissime uve, nelle diureticissime carote, nelle barbabietole cotte e ustulate al forno, e messe in agra insalata.

Risotto patrio. Rècipe
L'approntamento di un buon risotto alla milanese domanda riso di qualità, come il tipo Vialone, dal chicco grosso e relativamente più tozzo del chicco tipo Carolina, che ha forma allungata, quasi di fuso.

La mostra leonardesca
Avvicinare la mente del disegnatore e del meccanico della Rinascita, cioè seguir da presso e quasi condotti per mano il cammino della indagine; dimettere la facilità dell'apprendimento standard, la lestezza banale dell'esposto informativo, per adeguarci con l'animo a quel travaglio necessitante, che sembra esser pervenuto alla espressione sua come a termine unico della conoscenza.

Per un barbiere
Nato nel 1749 ad Aversa, l'autore del Matrimonio segreto si spegne d'un ictus cerebrale a Venezia l'11 maggio 1801, vaniti gli anni per lui pure intranquilli, della rivoluzione: e della consecutiva, e temporanea, restaurazione borbonica prima.

Il Petrarca a Milano
Fuori di mano, la basilica di Ambrogio, anche al tempo di Giovanni Visconti, si può concederlo: non tuttavia fuori le mura, come San Vittore al Corpo qualche centinaio di passi al di là dei muri e delle torri, dopo gli olmi del bosco, dopo il chiostro dei Benedettini.

Anastomòsi
Al di là del vetro la Sanità bianca ed immune. Disteso da due minuti sul lettino operatorio, quel corpo inerte sarà oggetto della perizia dei soccorritori.