La verità sospetta

TRAMA

Il mondo com'è
Un vecchio, il Disinganno, accompagna un giovane frivolo nel paese di Ipocrisia per svelargli il mondo quale realmente è e non come appare, perché «l'uomo non è che menzogna, da qualunque lato te tu lo guardi».

Così, il Disinganno illustra al giovane alcune figure tra la folla: un vedovo al funerale della moglie, apparentemente affranto, in realtà felice di non dover più sostenere le spese per le cure; una vedova alla veglia del defunto marito, inconsolabile ma già propensa a trovare un nuovo compagno; un gendarme e un cancelliere che catturano solerti un ladro non in quanto convinti del proprio ruolo, bensì per assecondare ciò che gli altri si aspettano da loro; un signore in carrozza indebitato per poter apparire ricco; un donna che sembra di straordinaria bellezza, ma solo perché sapientemente truccata.

A un tratto, viene tesa una sottile, quasi invisibile, corda tra la folla. Le persone che la attraversano si trasformano da quello che appaiono in quello che realmente sono e il giovane, senza più l'aiuto del Disinganno, vede direttamente la differenza tra l'essere e l'apparire.


Il viaggio di saggezza
Una volpe, rimasta vedova della moglie, conduce il figlio per il mondo alla ricerca della saggezza.

Nel loro peregrinare incontrano diversi personaggi (due gatti ladri e opportunisti, un serpente, contadini ingenui, un cane vanaglorioso, un leone...) e ogni volta la volpe padre mostra al figlio come trarre vantaggio ai loro danni, facendo ricorso alla furbizia e all'inganno.

Infine giungono a un'assemblea di alberi, riuniti per scegliere quale tra loro sia più indicato a stare al fianco dell'alloro (lauro), Principe delle piante. Qui, ascoltando il discorso del gelso a favore dell'ulivo - discorso che fa appello a sani e morali princìpi e con cui il gelso convince l'assemblea - le due volpi riconoscono un esempio di saggezza e fanno ritorno a casa convertiti a una nuova e più etica esistenza.

La verità sospetta
«Tornato dagli studi di Salamanca a Madrid, il nobile don Garsia, giovane peraltro valoroso e intrepido, rivela ben presto il suo vizio di mentire in ogni occasione. [...]

Appena arrivato nella capitale, incontra due belle dame, Giacinta e Lucrezia. Subito si innamora di Giacinta. Per far colpo afferma di essere un ricchissimo peruviano e di essere innamorato di lei già da un anno. Poi, imbattutosi in don Giovanni de Sosa, innamorato proprio di Giacinta e speranzoso di sposarla, gli descrive una festa inesistente da lui offerta a una dama che il geloso don Giovanni riconosce come Giacinta [...]. Infine, di fronte al'intenzione del padre di dargli in moglie proprio Giacinta, che don Garsia però erroneamente identifica con l'amica della sua amata (per equivoco infatti egli crede che sia lei a chiamarsi Lucrezia), si inventa una bugia complicata e articolatissima di essere già sposato a Salamanca.

Intanto anche Giacinta e Lucrezia hanno fatto il possibile per accrescere la confusione, con scambi reciproci di ruolo per saggiare le vere intenzioni di don Garsia, di cui hanno ben presto scoperto la predisposizione a mentire. Ma così gli equivoci aumentano e don Garsia [...] si trova irretito in una serie di circostanze che fanno pensare a Lucrezia di essere lei l'amata.

[...] E in casa di Lucrezia, dove pure si trova Giacinta ormai promessa a don Giovanni de Sosa, il garbuglio si risolve, con danno di don Garsia, costretto controvoglia a sposare la vera Lucrezia.»

(Juan Ruiz de Alarcón, La verità sospetta, Einaudi, 1993, pp. 107-108)