L'Adalgisa

INCIPIT

Notte di Luna
Un'idea, un'idea non sovviene, alla fatica de' cantieri, mentre i sibilanti congegni degli atti trasformano in cose le cose e il lavoro è pieno di sudore e di polvere.

Quando il Girolamo ha smesso...
A lucidare i parquets, in casa Cavenaghi, era sempre venuta la «Confidenza», come in tante altre case, del resto.

Claudio disimpara a vivere
Gli zii di Doralice avevano fama di persone di conto e certo assai là nella conoscenza de' grandi problemi.

Quattro figlie ebbe e ciascuna regina
Il Nobilis Homo Cipriano de' Marpioni, col crescere della prole, aveva dovuto allargarsi.

Strane dicerie contristano i Bertoloni
Di ville, di ville!; di villette otto locali doppi servissi, di principesche ville locali quaranta ampio terrazzo sui laghi veduta panoramica del Serruchon - orto, frutteto, garage, portineria, tennis, acqua potabile, vasca pozzonero oltre settecento ettolitri: - esposte mezzogiorno, o ponente, o levante, o levante-mezzogiorno, o mezzogiorno-ponente, protette d'olmi o d'antique ombre dei faggi avverso il tramontano e il pampero, ma non dai monsoni delle ipoteche, che spirano a tutt'andare anche sull'anfiteatro morenico del Serruchon e lungo le pioppaie del Prado; di ville! di villule!, di villoni ripieni, di villette isolate, di ville doppie, di case villerecce, di ville rustiche, di rustici delle ville, gli architetti pastrufaziani avevano ingioiellato, poco a poco un po' tutti, i vaghissimi e placidi colli delle pendici preandine, che, manco a dirlo, «digradano dolcemente»: alle miti bacinelle dei loro laghi.

I ritagli di tempo
I Caviggioni, per lo più, nascevano con il bernoccolo dell'ingegnere. Anche il nobile Gian Maria, benché i casi della vita lo avessero sospinto verso il cioccolatte, si vantava ingegnere. Ingegnere tendenziale, ingegnere onorario.

Navi approdano al Parapagàl
Non beveva mai liquori. Non fumava.

Un «concerto» di centoventi professori
Quella sera, di sabato, il papà di Valerio aveva consentito per telefono con il fratello Gian Maria che l'indomani suo figlio avesse ad accompagnar donna Elsa.

Al parco, in una sera di maggio
Un attacco padronale, rara avis, procedeva da «piazza» Castello verso il viale grande con un certo augusto e pure appenato batacchiamento dei quattro ferri, grevi e piatti: che il quadrupede pareva stentasse ogni volta a levarli (se non a riporli poi sull'asfalto nell'alternazione abituale), come li succiasse il magnete: forse la totale calamita del sottoterra.

L'Adalgisa
«... E che ero una qui, e che ero una là; e che cantavo nei teatri da strapazzo, per i militari; che avevo già avuto una cinquantina d'amanti!... ma sì!... cento... mille... un milione!»