Il palazzo degli ori

TRAMA

Scena 1ª

Roma. 23 giugno 1926. Due signore, zi' Marietta e zi' Elviruccia, si recano dal Commissario della Squadra Mobile Francesco Ingravallo: accusano la loro biscugina Liliana Valdarena (maritata Balducci e residente nel cosiddetto «palazzo degli ori» di via Merulana 119) di possedere illegittimamente due anelli di una loro defunta prozia.

Su invito di Ingravallo, le due signore indicano don Lorenzo Corpi, parroco dei Santi Quattro Coronati e padre spirituale di Liliana, come possibile conciliante intermediario.

Ingravallo telefona a don Lorenzo e fissa un appuntamento per l'indomani, alle ore 12.00.

 

Scena 2ª

24 giugno, ore 10,00. Ingravallo si reca al 119 di via Merulana, per chiedere qualche informazione alla portiera. La portineria però è incustodita.

Mentre sta per lasciare il palazzo escono due donne: Liliana e la «figlioccia» Virginia (originaria delle Ranocchie, presso la località Due Santi). Ingravallo le segue, fino alla chiesa dei Santi Quattro Coronati, e nota il colloquio d'intesa di Virginia, appena fuori la chiesa, con un bellissimo giovane «tipo bellimbusto».

In chiesa, durante la funzione, Liliana perde inavvertitamente del denaro e un borsellino, lestamente raccolti da un ragazzo che la stava guardando furtivamente (guardava soprattutto, con un attenzione sospetta, le sue perle). L'intervento di Ingravallo impedisce il furto ed egli stesso riconsegna a Liliana ciò che aveva perso.

 

Scena 3ª

Chiesa dei Santi Quattro Coronati. Al termine della funzione Ingravallo parla con don Lorenzo Corpi. Si avvicinano anche Liliana e Virginia. Ingravallo informa Liliana dell'accusa di zi' Marietta e zi' Elviruccia.

Liliana racconta che gli anelli erano un regalo della zia Mariannina: ottuagenaria, si era probabilmente dimenticata di questo dono nella stesura del testamento. Liliana consegna quindi i due anelli a don Lorenzo perché li faccia avere alle biscugine.

Ingravallo, affascinato da Liliana, accetta un suo invito a un imminente festeggiamento per il fidanzamento di Ines, la «figlioccia» che i Balducci avevano in casa prima della Virginia.

 

Scena 4ª

a) Via Merulana 119. Virginia, sola in casa, chiacchiera sul pianerottolo con la vicina, la vedova Teresina Menegazzi. Essa deve sistemare il suo impianto elettrico: Virginia conosce un elettricista che fa al caso suo. Rincasa Remo Balducci, il marito di Liliana. Rimprovera Virginia perché chiacchiera con la vicina. Passa da un atteggiamento di padre a quello di uomo «sconturbato da una femminilità provocante».

b) Un giardino di Roma. Virginia è avvicinata dal giovane con cui aveva parlato fuori la chiesa dei Santi Quattro Coronati. Il giovane ha bisogno di denaro, di lavorare. Virginia gli propone il lavoro a casa della Menegazzi.

 

Scena 5ª

29 giugno. Festeggiamenti per il fidanzamento di Ines Gabrielli (precedente «figlioccia» di Liliana). Sono presenti, tra gli altri, Liliana e il marito Remo, Virginia, Ingravallo, la Menagazzi, don Lorenzo Corpi e Giuliano Valdarena, cugino di Liliana.

Liliana ha portato anche la sua cagnetta Lulù, «temibile nella difesa della padrona».

Ingravallo è invidioso e geloso di Giuliano Valdarena. Apprende inoltre dell'ossessione di Liliana di non poter avere figli propri.

 

Scena 6ª

a) Appartamento Balducci. Liliana mostra a Virginia i suoi gioielli. Le due donne se li mettono, si ammirano reciprocamente; Virginia bacia e abbraccia Liliana con una furia un po' eccessiva. Suona il campanello.

b) La contessa Tantardini raccomanda a Liliana una ragazzetta dodicenne, orfana di padre: Gina Zanchetti. Liliana non mancherà di aiutarla ma ha già in casa una cara e brava ragazza.

 

Scena 7ª

Appartamento Balducci. Remo Balducci e Virginia, soli in casa. Virginia protesta per i regali alla Ines, ne vuole da lui. Balducci acconsente ma, se vogliono mantenere questo loro nuovo rapporto, è meglio che lei lasci la casa.

 

Scena 8ª

14 febbraio 1927. Appartamento Balducci. Ingravallo, divenuto frequentatore dei coniugi Balducci, è a pranzo da loro. Ci sono una nuova domestica (Assuntina o Tina, che spesso lascia la casa per assistere il padre malato a Tor di Gheppio, nei pressi della località Due Santi) e una nuova «figlioccia» (Gina, la ragazzina di Scena 6ªb presentata a Liliana qualche mese prima dalla contessa Tantardini).

Arriva Giuliano Valdarena. La complicità e l'intimità del giovane con Liliana sono sempre causa di invidia e gelosia per Ingravallo, convinto che il cugino corteggi Liliana e ottenga favori.

La cagnetta Lulù è sempre ringhiosa a difesa della padrona.

 

Scena 9ª

a) Un guardino di Roma. La cagnetta Lulù, portata a passeggio da Tina (la domestica dei Balducci), viene rapita.

b) Mentre la Tina sta rientrando, dal 119 di via Merulana esce un individuo, che viene avvicinato da un giovane venditore ambulante di porchetta: è il ragazzo che si era appropriato furtivamente del denaro e del borsellino caduto a Liliana ai Santi Quattro Coronati. I due mostrano di conoscersi.

c) Appartamento Balducci. Tina rientra in casa. Liliana, disperata per il furto della cagnetta Lulù, telefona a Ingravallo, che le suggerisce di pubblicare un annuncio sul giornale. Frattanto la cagnetta viene strozzata (o annegata) da mani ignote.

 

Scena 10ª
a) Camera da letto di Ingravallo. Il commissario sogna le figliocce e domestiche dei Balducci come in un harem.
b) Ingravallo si sta recando in questura. Incontra don Lorenzo Corpi, che gli conferma che Virginia («una strana ragazza, una selvaggia») ha lasciato la casa dei Balducci.
c) In questura, Ingravallo è convocato dal suo superiore, il commissario capo dottor Fumi.

Scena 11ª
Circa 8 marzo 1927. Via Merulana 119. Giuliano Valdarena fa visita alla cugina Liliana. Sul pianerottolo, un giovane con materiale elettrico attende davanti all'uscio della Menegazzi.
Giuliano comunica a Liliana le sue nozze con una ragazza di Genova e il suo trasferimento là per lavoro.
Liliana fa giurare a Giuliano che le lascerà adottare il suo primo figlio. Poi pensa a un regalo per lui, gli mostra i suoi gioielli.

Scena 12ª
a) 14 marzo 1927. Questura. Due agenti, il Biondone e lo Sgrinfia, informano Ingravallo di un furto al 119 di via Merulana. Ingravallo si reca sul posto.
b) Folla davanti al 119 di via Merulana. Ingravallo apprende di un furto alla Menegazzi, con fuga del rapinatore per le scale insieme a un ragazzino con grembiule da garzone.
c) Ingravallo interroga la Menegazzi; nella sua camera da letto trova un biglietto delle tranvie dei Castelli forato, quel giorno, alla fermata di Marino. Ingravallo interroga Liliana: avevano suonato anche alla sua porta ma essa, che si trovava sola, nel bagno, non aveva aperto.

Scena 13ª
a) Ingravallo interroga la portinaia del 119 di via Merulana, Manuela Pettacchioni, e alcuni abitanti dello stabile: la professoressa Bartoli e il commendatore Angeloni (l'individuo di Scena 9ªb). Quest'ultimo si serve di garzoni per farsi portare ghiottonerie a casa; ma è reticente (teme di essere coinvolto?). Bartoli e Pettacchioni dissentono sulla dinamica della fuga, cioè se nella fuga il garzone si trovava davanti o dietro il ladro in tuta da operaio, con berretto e una sciarpa a coprirgli il viso. Pettacchioni non ha visto entrare nessuno: si trovava dal generale Ottorino Barbezzi-Gallo «per alcuni servigi».
b) Ingravallo sale da Barbezzi-Gallo. Comprende che in realtà la Pettacchioni si attarda dal generale per bere dell'anisette.

Scena 14ª
Questura. Convocati Pettacchioni, Bartoli e Angeloni per un riconoscimento di un garzone indicato da Angeloni come suo fornitore. Pettacchioni e Bartoli sono concordi: non è quello della fuga al 119 di via Merulana.

Scena 15ª
16 marzo. Questura. Due tranvieri confermano la salita a Marino, due giorni prima, di un giovane con una sciarpa.
Ingravallo telefona ai carabinieri di Marino e chiede al maresciallo maggiore Fabrizio Santarella di indagare sulla sciarpa.

Scena 16ª
a) Sgrinfia al 119 di via Merulana. La portineria è incustodita: la Pettacchioni si trova dal Barbezzi-Gallo.
b) Sgrinfia pedina Angeloni. Angeloni passeggia per Roma. Viene raggiunto da un garzone in bicicletta. I due parlottano e si separano prima che lo Sgrinfia li raggiunga.

Scena 17ª
a) Biondone al 119 di via Merulana. La portineria è incustodita: la Pettacchioni si trova dal Barbezzi-Gallo.
b) Biondone pedina la Menegazzi. La Menegazzi entra in qualche negozio poi si mostra contrariata nello scoprire un giovane galante con una ragazza straniera, da cui riceve denaro. Il giovane, lasciata la ragazza, è raggiunto dal garzone in bicicletta che ha parlottato con Angeloni.

Scena 18ª
a) 17 marzo. Ore 6,30. Caserma dei carabinieri di Marino. Il maresciallo Santarella parte in motocicletta alla ricerca del rapinatore della Menegazzi e della sciarpa.
b) Santarella, su una strada solitaria, incontra una sua confidente.
c) Santarella raggiunge la località Due Santi, sulla via Appia, ed entra in un laboratorio di maglieria-sartoria-tintoria, nonché spaccio di vino e cibarie, gestito da tale Zamira Pàcori: qui (secondo la confidente) è stata portata una sciarpa a tingere. Santarella ottiene dalla Zamira il nome del proprietario della sciarpa. Giungono alcune lavoranti del laboratorio; tra queste, oltre la confidente di Santarella, una giovane che, visto il maresciallo, nasconde un anello che porta al dito.
d) Santarella lascia il laboratorio della Zamira.

Scena 19ª
a) 17 marzo. Ore 9,00. Questura. Ingravallo ordina di cercare e fermare il garzone in bicicletta conoscente dell'Angeloni e il giovane galante visto dalla Menegazzi con una straniera.
b) Ore 11,00. Ingravallo sta per salire su un tram per Marino quando sopraggiunge il Biondone: Liliana  Balducci è stata assassinata nel suo appartamento.
c) Ingravallo con il Biondone al 119 di via Merulana. Il corpo di Liliana, steso a terra, fa presupporre che alla vittima sia stata usata violenza. Il corpo è stato trovato da Giuliano Valdarena. Ingravallo decide per il suo fermo.

Scena 20ª
a) Sabato 17 marzo. Ore 13,00. Questura. Telefonata da Marino, con cui il maresciallo dei carabinieri Santarella comunica di aver individuato il rapinatore della Menegazzi: il giovane Enea Retalli, del Torracchio (vicino alla località Due Santi), al momento latitante. In questura si danno disposizioni perché si rintracci il marito di Liliana, in giro per affari.
b) Pomeriggio. Ingravallo perquisisce la camera di Giuliano Valdarena: sono rinvenuti diecimila lire e dei gioielli.

Scena 21ª
Sabato 17 marzo. Tardo pomeriggio. Questura. Don Lorenzo Corpi si presenta con il testamento di Liliana, a lui consegnato con il vincolo del segreto. Il testamento beneficia il cugino Giuliana e domestiche e «figliocce»; tra queste, Virginia non è però ricordata.

Scena 22ª
a) Sabato 17 marzo. Ore 13,00/14,00. Questura. Ripresa della comunicazione telefonica di Ingravallo con il maresciallo Santarella (Scena 20ª). Ingravallo informa Santarella del delitto di via Merulana; sospetta che furto e delitto siano opera della stessa persona, comunque che abbiano un legame.
b) Sabato 17 marzo. Ore 15,00/16,00. Il brigadiere dei carabinieri Pestalozzi si reca con un milite nel laboratorio della Zamira. Sulla strada scorgono una giovane lavorante della Zamira (è la giovane di Scena 18ª che aveva occultato l'anello al dito). Pestalozzi lascia il milite a pedinare la giovane e prosegue verso il laboratorio. La lavorante della Zamira, a Tor di Gheppio, entra nella casa di una ragazza, che si riconosce come la Tina (Assuntina) Crocchiapani, domestica dei Balducci.
c) La lavorante della Zamira esce dalla casa di Assuntina dal retro. Il milite che la pedina non si accorge. La ragazza raggiunge la rovine di un antico fortilizio e qui incontra il latitante Enea Retalli. Si comprende che tra i due c'è una relazione amorosa. Enea consegna alla ragazza i gioielli rubati alla Menegazzi. Poi i due si separano.

Scena 23ª
a) 18 marzo, pomeriggio (o 19 marzo, mattina). Remo Balducci arriva col treno alla Stazione Termini. Viene informato della morte della moglie e portato in questura.
b) Questura. Interrogatorio del Balducci. Poi confronto tra Valdarena e Balducci sui gioielli e il denaro rinvenuti a casa di Giuliano.

Scena 24ª
Domenica 18 marzo (o 19 marzo), mattina. Questura. Convocati Angeloni, Menegazzi e la ragazza straniera vista dalla Menegazzi (individuata frattanto dal Biondone in un albergo di lusso): del garzone in bicicletta si apprende che lavora con la nonna a una bancarella; il giovane galante (ha eseguito dei lavori di elettricista per la Menegazzi) si chiama Diomede Lanciani.

Scena 25ª
a) Pedinamento della ragazza straniera. Essa si incontra con Diomede Lanciani. Il giovane viene fermato e arrestato.
b) Ingravallo interroga Diomede Lanciani. Lo riconosce come il giovane che ha avvicinato Virginia fuori la chiesa dei Santi Quattro Coronati (Scena 2ªa). Diomede Lanciani afferma che il garzone in bicicletta con cui è stato visto parlare pochi giorni prima (Scena 17ªb) è suo fratello Ascanio; fornisce le informazioni per ritrovarlo.
c) Ingravallo si reca con un agente alla bancarella dove Ascanio lavora con la nonna. Gli ordina di seguirlo in questura. Riconosce in lui il ragazzetto che aveva tentato di impossessarsi del borsellino e dei soldi caduti a Liliana Valdarena in chiesa (Scena 2ªb).

Scena 26ª
a) Questura. La portiera Pettacchioni e la professoressa Bartoli riconoscono Ascanio come il giovane garzone in fuga il giorno del furto alla Menegazzi. Ascanio confessa di essere stato quel giorno al 119 di via Merulana per portare della porchetta al commendator Angeloni; confessa inoltre di conoscere Enea Retalli, ma di essere estraneo al furto. Ingravallo sospetta che i due Lanciani e Virginia abbiano fornito a Enea Retalli le informazioni utili per il furto (assenze della portiera, ubicazione dei gioielli della Menegazzi...). Si comprende infine l'atteggiamento reticente di Angeloni: protezione di Ascanio che egli voleva «ricondurre sulla buona strada».
b) Confronto fra la Menegazzi e Diomede Lanciani. Incalzato da Ingravallo, Diomede si dichiara estraneo al furto in casa Menegazzi e al delitto Balducci: accusa Virginia, che «voleva che il Balducci fosse il suo amante, che la mantenesse» ed «era gelosa della madrina, sì, della signora Liliana».

Scena 27ª
a) Le testimonianze dell'orefice Ceccherelli e del cassiere del Banco di Santo Spirito, in meirto ai gioielli e al denaro rinvenuto a casa di Giuliano Valdarena, scagionano il cugino di Liliana.
b) Fonogramma dei carabinieri di Marino.

Scena 28ª
I carabinieri di Marino sulle tracce di Enea Retalli. Lo individuano. Scontro a fuoco e morte di Enea Retalli. Gli trovano addosso la foto di una giovane (è la ragazza di Scena 22ªc che ha incontrato durante la latitanza) e il collarino della cagnetta Lulù.

Scena 29ª
a) Mattina. I carabinieri arrestano Assuntina Crocchiapani.
b) Pomeriggio. A Marino, Ingravallo interroga Assuntina. È stata lei a fornire indicazioni utili a Enea Retalli per il furto alla Menegazzi. Lei e Enea sono però estranei al delitto Balducci. La ragazza che Enea ha incontrato durante la latitanza è la sua fidanzata, Lavinia Mattonari.
c) Ingravallo, il Biondone, lo Sgrinfia e il maresciallo Santarella perquisiscono la casa di Lavinia Mattonari presso il casello ferroviario al Ponte del Divino Amore (presso la località Due Santi). Trovano i gioielli della Menegazzi: Lavinia confessa di averli ricevuti da Enea Retalli. Ingravallo riconosce tra i gioielli della Menegazzi anche alcuni gioielli di Liliana Balducci: Lavinia confessa di averli ricevuti da Virginia, perché li nascondesse.

Scena 30ª
Tre giorni dopo il delitto Balducci. Virginia nella sua casa alle Ranocchie, molto povera, insieme a una vecchia nonna. Davanti lo specchio, Virginia si rimira con degli orecchini (sono richiesti al Balducci a Scena 7ª). In flash-back Virginia uccide Liliana «come belva in furore» e ruba i gioielli.
Sull'uscio appare Ingravallo, con due carabinieri, Santarella e un milite. «Poi, per carrellata surreale, il viso durissimo di Ingravallo si accosta e dilata a primo piano, ossedente imagine del giustiziere.»