Il castello di Udine

INCIPIT

Tendo al mio fine
Tendo a una brutale deformazione dei temi che il destino s'è creduto di proponermi come formate cose ed obbietti: come paragrafi immoti della sapiente sua legge.

Elogio di alcuni valentuomini
Bravura e generoso ardimento bisogna temperarli a ferire: come si legge di Gaio Flaminio nel ventiduesimo libro di Livio.

Impossibilità di un diario di guerra
Queste cose le scrivo e le stampo perché possano arrivare dentro l'anima, un giorno!, di qualcheduno, che abbia lume di memoria e di cognizione e, se Iddio voglia, capacità di giusta elezione.

Dal castello di Udine verso i monti
Dei «colleghi» non devo che dir bene: forse di qui a dieci anni, quando il mio malumore sarà diventato una cosa impossibile, finirò per trovare che qualcheduno zoppicava in aritmetica, qualche altro nella «Storia del Risorgimento»: però chi era Peppino Garibaldi lo sapevano tutti.

Compagni di prigionia
Rivedo la baracca numero quindici, la luce sistematica d'un giorno eguale: e i compagni scrivere o studiare l'inglese o rammendar panni: o rimestare le loro polte e i tenui imbratti delle lor salse sulla piccola cucina di ghisa.

Imagine di Calvi
Trascinai verso dove sapevo le scarpe senza più suola, e, dentro, i piedi gelati: nel cuore e nei polsi c'era un debole bàttito, come una lusinga di vita: nel buio turbinava la neve, le ciglia, la barba se ne coprivano; le calze, dopo quaranta giorni, erano brandelli.

Tirreno in crociera
«Che cosa fai di bello?», gli amici domandano. «Leggo le poesie del Bertacchi», risposi loro la penultima volta. Ma l'ultima non sapevo più che cosa dire.

Dal Golfo all'Etna
Un inno, «in pectore», da scioglire alla riva di Posillipo, tra la Gaiòla e Marechiaro. Ma mi svegliai troppo tardi e già la nave approdava alla proda della luce  della serenità.

Tripolitania in torpedone
Una cruda bianchezza di parallelepipedi ammodo, di là dal mare, definì Tripoli italiana.

Sabbia di Tripoli
Lo sparto irretisce la duna.

Approdo alle Zàttere
L'odor delle résine esala nella calda vampa solare dalla moltitudine operosa dei pini, che han popolato il monte: non è raggio ch'essi làscino di occlùdere: e l'acuta lor fronda è fatta per meglio incontrare, per captare e bere tutta la luce.

Della musica milanese
La lettera aperta che un sottosegnatosi Rolf ha diretto al Supremo Magistrato Civico l'ho avuta a leggere naturalmente anch'io, con duplice gaudio: quanto alle motivazioni e quanto alle proposte.

La fidanzata di Elio
Quarantaquattro lettere di congratulazione e un vassoio di biglietti. «La compagna che ti sei scelta...» Le zie di Elio non avevano mai stillato una prosa così commovente.

La festa dell'uva a Marino
Squassa la sua criniera piena di vento: e con narici dilatate da maschio vapore il cavallo marmoreo s'impenna dentro un guazzabuglio di vasi di coccio che accolgono le lame dei giaggioli dal verde pallido e freddo, le cannucce di sostegno dei ricadenti convòlvoli: e mille fiori colorati e molli, di cui potrei anche inventare i nomi di sana pianta.

La chiesa antica
Fu, nel sole giocondo e splendido, un monello di via in Piscinula: fra péndule brache tacitamente apparso, fulvo contro al nitore de' lenzuoli e sotto alle pergole delle camicie in gloria.

Il fontanone a Montorio
Facchini e valige nel corridoio. Tutti salivano.

Sibili dentro le valli
Dai monti dell'Umbria il vento notturno buttava l'acqua diaccia a gocciolare contro la luce dei cristalli.