I VIAGGI LA MORTE

Milano, Garzanti, 1958 ("Saggi"), 299 pagine, 22 cm.


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Raccolta di scritti pubblicati su rivista tra il 1927 e il 1957. Tecnica e poesia è già apparso negli Anni.


Risvolto di copertina
Nelle 24 battute del Gadda che in questo volume sono presentate al pubblico si manifestò gran parte della di lui attività di opinante edito: la quale ha occupato, grazie al disvolere degli dèi, una piccola parte della sua fatica di vivente scrivente. Saggi, brevi saggi, è il nome che nelle letterature occidentali si suol conferire a un siffatto genere di lavorucci. Meglio forse varrebbe, per il libro che ci occupa, il francese Entretiens. Il lettore vi potrà scorgere, a dispetto di qualche impressione momentanea, una coerenza tonale nell'istruttoria e nel giudizio della cause, lievi cause: quella coerenza che al secol nostro si usò chiamare una linea. Il guaio è che la linea del Gadda, le più volte, s'impenna e diverge dalle linee più accreditate: donde la severa imputazione che gli vien fatta, non aver egli avuto la reverenza debita alle linee degli altri, rette o curve che fossero.
Questo mancato riguardo alle solide basi e alle certe premesse della nostra pragmatica certificante e della nostra coltura solidificata appaiono essere il più evidente dei molti demeriti del libro. Lo abbiamo ciò nondimeno stampato, nella presunzione che qualche pagina sia per aprirsi non del tutto uggiosa od inutile, all'occhio di chi vorrà leggere.
(Testo di Gadda)


Quarta di copertina
Carlo Emilio Gadda è nato a Milano quattordici giorni avanti la caduta del Ministero Giolitti, il primo. Vi trascorse un'infanzia tormentata e un'adolescenza anche più dolorosa: fu accolto nelle classi elementari del Comune, ottime. Vi trovò il suo liceo e le sue matematiche. Poi la guerra: la perdita del fratello Enrico, caduto nel '18. Lavorò in Italia, fuori d'Italia: in Argentina, in Francia, in Germania, nel Belgio. La sua carriera di scrittore incontrò gli ostacoli classici, economici ed ambientali: più quelli dell'era, anzi delle diverse ere che gli toccò di attraversare. Visse dieci anni a Firenze: 1940-1950: gli anni belli, quand'era venuto il bello. Niente Capponcina. Vive nella capitale della Repubblica a quattordici chilometri dal centro, in una casa di civile abitazione, confortato nottetempo dagli ululati dei lupi e lungo tutto il giorno dai guaiti di copiosissima prole, non sua, ma egualmente cara e benedetta. «Che cosa fai tutto il giorno?» gli chiedono le persone indaffarate: «non ti muovi mai?» «No: non mi muovo.»
(Nota autobiografica, apparsa la prima volta nel Pasticciaccio e poi utilizzata da Garzanti anche negli Accoppiamenti giudiziosi. Nei Viaggi la morte appare solo in una parte residua della tiratura.)