«Prevedo oscuri orizzonti, cumuli di dispiaceri nel cielo della gloria mancata. Dovrò chiedere scusa a tutti. E finalmente creperò: spero di andare anche all'Inferno sì, ma dove non ci sia più né inchiostro, né penna, né calamaio. Nell'Inferno credo che sarò condannato a leggere le mie opere. "On scherz de preet" come si dice a Milano.»  


(Saggi Giornali Favole I, Garzanti, 1991, p. 951)

 

 


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